Non è l'interrogazione di latino del liceo, né l'interrogatorio di un agente di polizia. Potrebbe sembrare una richiesta di chiarimento, magari un tentativo per ottenere informazioni riservate ed accessibili a pochi. Beh, forse è proprio questo il caso: informazioni riservate a pochi, scarse e sfuggenti, poco reperibili e poco contestualizzabili.
Di cosa si sta parlando? Dice niente «elezioni europee del 6 e 7 giugno»? No? Niente panico: siete nella media degli italiani.
Questo appuntamento ai seggi sembra avere a che fare ben poco con la vita del nostro Paese. La notizia delle elezioni è ormai sepolta nella memoria; il dibattito sui programmi elettorali dei politici italiani di entrambe le coalizioni è un fantasma che aleggia tra le magagne sentimentali e giudiziarie del nostro Premier; lo sforzo per ricercare motivazioni fondanti che ci facciano decidere a chi dare il nostro voto è vano e sterile. Tutto ciò con il risultato, ricercato a tavolino ed ottenuto senza troppa fatica, di farci votare, qualora ci interessasse veramente, senza essere stati informati a fondo, senza aver ricevuto le giuste motivazioni per orientare il nostro voto. Così, nel momento in cui nulla abbiamo se non la convinzione di stare, per partito preso, da una parte o dall'altra, votiamo senza cognizione di causa.
È curioso vedere come, a sessant'anni dalla nascita della Repubblica, i cittadini italiani riescano a farsi considerare dai loro rappresentanti, come riescano ad essere passivi davanti alla loro arroganza tacita, come riescano a dimenticarsi del potere di contrattazione che dovrebbero avere all'interno un contratto sociale e politico con i propri governanti: contratto di cui i cittadini stessi sono fonte di legittimazione.
Il problema della disinformazione sembra, dunque, discendere da un'altra questione: perso il contatto tra il popolo e la casta politica, la scollatura esistente tra i due piani della società sembra aver spazzato via quel collegamento, solitamente mediato dai partiti politici e dagli organi di informazione, che garantisce la rappresentanza tipica di un contratto sociale tra governati e governanti.
Probabilmente è tempo di farsi delle domande: domande ai nostri politici, domande sul sistema, domande a noi cittadini. Com'è possibile che si accetti passivamente il modo in cui i telegiornali ci informano della vita politica italiana? Com'è possibile che si accetti di dare fiducia attraverso il voto a personaggi che in realtà tutt'altro fanno all'infuori dell'informarci sui loro intenti e sui loro progetti reali per l'Italia? E, d'altra parte, com'è possibile reagire a tale situazione? La storia conosce una vecchia teoria di un vecchio barbuto di Treviri...
Le parole ricorrenti in questi giorni nello scenario politico sono "regime" e "dittatura": l'opposizione se ne riempie la bocca puntando il dito e partecipando ai giochi allo stesso modo in cui è la maggioranza a giocare le proprie carte.
È un gioco al rialzo, a chi attrae di più, a chi disinforma di più: la lotta è aspra, ma il bottino è una poltrona troppo comoda per poterci rinunciare.
Elisa Russo






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