Bignami, lei si presenta non come politico di professione, ma come studioso esperto di politica della ricerca e della quale si è sempre occupato.
L'Europa degli scienziati è nata prima dell'Europa dei politici. Io ho iniziato a lavorare all'interno di collaborazioni scientifiche europee nel 1967, mentre preparavo la mia tesi in Fisica. Da allora ho sempre lavorato in collaborazioni europee attraverso il CERN, l'Agenzia spaziale Europea (ESA) e l'Osservatorio Europeo Australe (ESO). Sono stato Presidente del consiglio scientifico dell'ESA del 2003 al 2006 e ho coordinato la scrittura del documento Cosmic Vision 2015-2025, che indirizza la futura attività dell'Agenzia. Sono stato direttore del CESR a Toulouse, uno dei più grandi centri di ricerca spaziale in Francia e sono consulente della Max Planck Gesellschaft tedesca. Posso, quindi, dire di avere una ottima conoscenza del funzionamento dei grandi enti di ricerca Europei accoppiato ad una esperienza diretta in ambito francese e tedesco. Aggiungo che parlo fluentemente inglese e francese e discretamente tedesco, spagnolo e russo.
Perché è importante votare alle elezioni europee il prossimo 6 e 7 giugno?
Le scelte del Parlamento Europeo indirizzano e, in parte, condizionano le scelte dei parlamenti nazionali. In Italia, il 75% delle leggi approvate dal Parlamento hanno origine da norme dell'Unione. Quindi è importantissimo votare alle elezione Europee. L'Europa non è qualcosa di astratto e distante, l'Europa siamo noi e solo facendo sentire la nostra voce potremo influire sulla politica Europea.
Cosa può fare l'Europa le migliorare la deprimente situazione delle ricerca in Italia?
I ricercatori italiani sono in media, tanto bravi quanto i colleghi stranieri ma hanno due problemi
1- sono pochi (l'Italia è uno dei paesi con il rapporto più basso tra numero di ricercatori e abitanti)
2- sono pochissimo supportati dalle istituzioni, cioè ricevono finanziamenti a singhiozzo e il loro operato non è sottoposto a valutazione periodica che permetterebbe di incentivare i migliori progetti.
L'Europa può aiutare sia negli investimenti sul personale di ricerca, sia nelle procedure di valutazione
Cosa può fare l'Europa per fare ripartire l'innovazione in Italia?
L'Italia ha completamente perso la capacità di fare innovazione. L'industria, l'università e la ricerca italiana producono pochissimi brevetti. L'industria preferisce comperare brevetti all'estero piuttosto che investire nella ricerca a casa propria. Questa può sembrare una scelta remunerativa nel breve termine, ma, valutata nel lungo termine, è una scelta suicida. Le nazioni che non innovano sono destinate a soccombere nel mercato globale
Perchè la libera circolazione di professori e ricercatori è tanto importante quanto la libera circolazione delle merci all'interno della UE?
Bisogna creare la figura del ricercatore/professore che possa operare indifferentemente nei diversi paesi dell'UE. Già ora i nostri ragazzi passano spesso periodi all'estero ma poi hanno problemi a farseli riconoscere. In effetti, molti hanno paura che soggiorni di lavoro all'estero rendano più difficile un inserimento nel mondo del lavoro in Italia. Dovrebbe essere vero il contrario.
Perchè l'Università italiana ha bisogno di Europa?
il problema dell'Università italiana è l'incapacità di attirare studenti e docenti dall'estero.
Essere inserita (sulla base del merito) in circuiti europei che poi possano verificare la qualità del
lavoro svolto aumenterebbe la visibilità e il riconoscimento internazionale delle università italiane.
Perché dare a lei una preferenza?
Capisco che ci siano istanze locali e candidature forti, tuttavia, visto che si possono dare tre preferenze, mi sembrerebbe opportuno che una venisse data all'università e alla ricerca, per salvaguardare il futuro dei nostri figli. Nei periodi di recessione tutti i grandi stati investono nella ricerca. Anch'io vi chiedo di investire su un candidato che si batterà per migliorare la ricerca italiana dall'Europa.
Lorenzo Giudici






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