Il giorno 20 novembre 2009 alle ore 18:00 è stato presentato presso la sala urano del multisala Impero di Varese la nuova raccolta di poesie di Livio Ghiringhelli intitolata “Altri frammenti”, così definita perché continuazione della sua precedente raccolta del 2007 “Frammenti”. La presentazione è iniziata con l’intervento del professor Vinicio Bernardi, il quale considera la parola poetica di Ghiringhelli come una ricerca nel profondo dell’animo umano; associa l’autore ad alcuni poeti ermetici, come Ungaretti. Aggiunge che nonostante l’uso di parole già molto consuete nel linguaggio poetico, nella poesia dell’autore c’è una nota di novità; sostiene che la sua parola poetica è al contempo incisiva ma leggera. Descrive come alcune liriche siano legate alla scomparsa della moglie. La tematica della morte viene spesso affrontata, da una parte come una verità disvelante e dall’altra come ente che non può cancellare un’importante alterità: la cristianità. Quest’ultima viene interpretata dall’autore come una ricerca interiore, e dalle poesie fa trasparire una religiosità carica di dubbi, incertezze e che provoca nell’uomo un senso di impotenza.
Successivamente c’è stato l’intervento di Livio Ghiringhelli, il quale ha confessato di aver paura della parola ‘poeta’ perciò parlerà di sè come l’autore delle sue poesie. Uno dei suoi principi, racconta, è l’isolamento della parola come singola, la lingua per lui è significativa per come viene pronunciata. Nelle sue poesie c’è il tentativo di ridare alle parole un potere evocativo. Vede il tema del male, da lui molto affrontato, riflesso nel tempo, e considera che una poesia non debba riportare ad una tempistica precisa ma che si debba trovare in uno spazio atemporale e astorico. Nelle sue poesie dichiara di affrontare tre temi precisi: il dolore, la morte e la natura. Di quest’ultima vuole trovare una capacità di riviverla in sè, considerandola come un riparo in condizioni ostili. Decide poi di leggere alcune sue poesie: dal modo in cui lo fa, dà la sensazione che ormai siano qualcosa che fanno parte di lui come una parte del corpo dalla quale per sopravvivere non ci si può separare. Ghiringhelli confessa di preferire i versi in novenario, quinario e settenario; secondo lui ora si stanno troppo tralasciando le strutture poetiche, dimenticando così la musicalità, la quale dona alla parola una grande potenza evocativa. Legge poi una poesia appartenente alle liriche dedicate alla moglie, lo considera come un eterno dialogo con la donna amata; fa capire come la morte sia una sorte comune, della quale però non si può avere soluzioni. Legge poi un’altra poesia con la quale vuole concludere, dopodiché un lungo applauso. Lascia poi spazio alle domande dei partecipanti. Essendoci un attimo di imbarazzo, aggiunge che i continui ricordi e ritorni alla poesia pre-esistente sono sintomo di un’intera vita da insegnante di italiano. Confessa di comprendere di non avere quella capacità di cambiamento ed evoluzione, avendo la necessità di musicalità, si giustifica citando un famoso detto: “ognuno è figlio del suo tempo”. Racconta infatti d’aver sempre scritto, sin da bambino era innamorato dell’opera, il suo sogno era vedere uno spettacolo alla Scala di Milano. Durante l’età del ginnasio scrisse molti libretti d’opera e continuò questa attività durante gli anni universitari. Alla domanda sul concetto di morte, risponde affermando che durante la vita ha avuto varie visioni su di essa, e col passare degl’anni percepisce un’atmosfera sempre più pesante, la quale poi traspare dalle sue poesie.
Infine, conclude considerando la poesia lirica un genere troppo soggettivo: vorrebbe avere la capacità di affrontare tematiche contemporanee, riguardanti l’intera società. Non vorrebbe però mai affrontare ciò con troppa pesantezza, poiché ritiene che per far bella poesia bisognerebbe trovare una sensibilità fanciullesca, avendo così meno cinismo il quale tende ad impoverire la poesia.
Altro lungo applauso, l’autore ringrazia i tanti giovani che hanno partecipato, l’intervento del professor Vinicio Bernardi e l’organizzazione, dimostrando così ancora una volta la sua capacità di trasmettere emozioni inconsapevolmente.
Ilaria Mascetti






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