Questa destinazione, sicuramente particolare, è l'ideale per un viaggiatore che si lasci accompagnare dall'alba verso un villaggio di poche centinaia di abitanti, per strade che non risparmiano tratti sterrati, buche e molte deviazioni; per chi vuole scoprire una parte del territorio marocchino che molti soprannominano la valle dell'illegalità.
Il sole nascente illumina le distese di verde. I bambini, non tutti, si avviano zainetto in spalla a scuola. Altri, più lenti, si incamminano dietro i greggi. Le donne, si incurvano sotto i carichi di legna o raccolgono ortaggi e verdure nei campi. Gli uomini, immedesimati nel loro ruolo patriarcale, lavorano la terra, seguiti dai figli, o si dedicano all'arte rinomata del mercanteggiare. Qualcuno indugia sui prati o nei bar, aspettando turisti in cerca di un po' di hashish.
Poco lontano, si allunga per un centinaio di chilometri, la valle di Ketama, così chiamata dal nome del paesino posto al suo ingresso. La polizia e anche la gente del posto tende ad etichettarla come «zona di narcotraffico internazionale». La popolazione si dedica tradizionalmente alla coltivazione della cannabis, coltivata da aprile, mese della semina, fino a fine agosto, quando le piante vengono tagliate, messe ad essiccare sui tetti delle case e infine riunite a fasci di circa mezzo chilo, per essere poi immagazzinate in attesa della lavorazione. Questa tipica attività del Ketama è diventata oggi una forte economia dato che la produzione di Hashish è tra le migliori al mondo. Qui la polizia non esiste o se c'è viene corrotta. Il Ketama negli anni sessanta era la meta turistica per eccellenza dei "figli dei Fiori ", come Amsterdam e Kathmandu.
Nella parte francese, la coltivazione è proibita a partire dal 1932. Con l'indipendenza, ottenuta nel 1956, il divieto è esteso a tutto il paese, ma la coltivazione del kif è di fatto tollerata, soprattutto nella valle del Ketama. Per il governo marocchino, questa tolleranza è un modo per riequilibrare il suo disinteresse per una regione berbera da sempre particolarmente ostile al potere monarchico.
Negli anni settanta Ketama, il Rif e il kif diventano per i giovani occidentali un mito a buon mercato e più facilmente raggiungibile rispetto all'India o all'Afghanistan. Da allora, anche dopo l'allontanamento dei giovani, il Rif e il Marocco non hanno cessato di estendere la coltivazione della canapa indiana e della produzione di hashish.
Hanae Cherradi






La Scozia è terra di contrasti perché offre una vacanza perfetta sia agli amanti della natura che ag...
Anche quest’anno la città di Firenze rinnova l’invito agli appassionati della danza. Dal 25 al 28 fe...
Come sempre il tempo libero a disposizione per rilassarsi è poco, ma le soluzioni giuste esistono. S...
